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La "contromoda" degli anni '70 & '80


"Mi risalta all’occhio l’amaranto, dal greco "ciò che non appassisce" ... è proprio così (!), è il simbolo dello stupore, di una libertà mai vista né sentita ma che da sempre è bramata, siamo negli anni ‘70 in cui spopolano i vestiti fiorati, le stampe etniche e i colori più sgargianti! La donna diventa consapevole di essere attratta da qualcosa che è oltre se stessa, che non raggiungerà mai, ma che la anima. Comincia a “dare a se stessa del tu”, ad entrare in confidenza con il suo corpo, ad uscire dalla prigione del narcisismo maschile che vuole solo “prenderla” e non “com-prenderla..."
Ed ecco che appaiono i primi spacchi, le zeppe altissime e l’animalier: c’è voglia di stupire, e di stupirsi...La rivoluzione sessuale porta a creare successi musicali come “Hot Pants” di James Brown nel 1971... il sesso e le droghe sono parte integrante dello stile di vita tra i più giovani... Ma l’affermarsi dei diritti civili delle donne, grazie ai movimenti femministi, riaccende la speranza di un mondo migliore.
Anche la TV italiana si conferma un mezzo capace di portare la moda e le tendenze nelle case di chiunque (o quasi...): Corrado e Raffaella Carrà continuano a fare la storia della Rai con il loro “Canzonissima” ed i loro look che insieme al loro modo di fare spettacolo, sono capaci di appassionare il pubblico fino a portarlo all’imitazione. Stesso ruolo qualche anno dopo sarà della cantante Madonna che, ancora più in grande, sarà capace di diventare la fonte di ispirazione di ogni ragazza in cerca di look d’effetto, capaci di lasciare il segno (oggi questi personaggi sarebbero stati dei perfetti...influencers!).

Nei successivi anni ‘80 dilaga il consumismo. Sono gli anni della competizione, dell’edonismo, della voglia di mostrarsi a tutti i costi, anche correndo il rischio di mostrarsi “brutti”: nel bene o nel male, purché se ne parli!

La donna è in carriera, è efficiente, curata nei minimi dettagli. Mira alle più alte cariche istituzionali, fa irruzione in quei ruoli che prima di allora erano stati prettamente maschili.

La “nuova donna” è protetta dalla sua armatura di abbigliamento, trucco e parrucco e si muove rigida: il tanto caro “naturale” della cultura hippy degli anni ‘60/‘70 è decisamente passato di moda. 

Quante di voi ricordano invece le fatidiche spalline?! Un must dell’epoca, tornate di moda anche ultimamente... contribuiscono di certo a conferire quel “quid” che emana autorevolezza (non per forza autorità!) a chi le indossa, donando all’intera figura ancora più carattere!

Viene reinterpretato l’animalier in chiave più rock: nascono le prime camicie di seta e i caftani, assolutamente animalier!

Contemporaneamente però i giovani ce la mettono tutta per far mostrare al mondo i disagi dei loro anni: a Londra nasce il Punk. Gli adolescenti amano indossare abiti volutamente “rovinati, maltrattati”, che ricordano i vestiti da lavoro degli operai. Mentalmente e visivamente, scelgono di mettersi dalla parte della borghesia. Tra i ragazzi newyorkesi nasce quello che comunemente prenderà il nome di “streetstyle”. Insomma, la loro moda non ci nasconde l’intreccio di male e bene dell’esistenza, anzi ci immerge nelle contraddizioni della condizione umana, ne preserva il desiderio, color amaranto (!!), che la anima...


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